La Critica

By admin In Creazione Gioielli

LE FORME SIMBOLICHE DI RITA VALENTE

Simbolo e Segno: immagini dell’anima
incise a sangue dal bulino acuto
del tempo greve: oro argento e smalto
a inconsumata immagine dell’anima.

Gabriel Mandel, XX secolo


Nati da un viaggio di risveglio interiore accanto a Gabriel Mandel, maestro sufi e persona di grande lustro, i miei emblemi preziosi propongono i simboli di religioni, tradizioni e culture. Le loro chiavi di conoscenza. Più modernamente potremmo definirli degli stargate verso la comprensione dell’universo e della nostra vera natura. Guardandoli, potremmo credere di prediligerne uno piuttosto che un altro, senza sapere che non siamo noi a scegliere; dal nostro inconscio archetipico sarà il simbolo a scegliere noi, a riflettersi nella nostra vita, a manifestare il suo potere. Oro, argento, diamanti, madreperla e pietre dure si fanno portatori di significati metafisici tratti dall’antica simbologia del Cristianesimo, dell’Ebraismo, dell’Islam, del Buddhismo, del Tantrismo e proiettati nel nostro tempo, nella nostra quotidianità, a ricordarci le nostre origini divine.
Rita Valente – Milano, Aprile 1993


Tutto risale a qualche anno fa: Rita Valente aveva iniziato una sua ricerca, attratta da grandi temi: il bene e il male, il mistero della conoscenza, il cammino dell’Oriente, l’astrologia, la numerologia…
Questa ricerca interiore trovò una risposta nella volontà di fare, di esprimersi in un’arte in cui spiritualità orientale e culture occidentali si incontrassero, dando origine a gioielli-simbolo nei quali le comuni domande di tutta l’umanità trovassero espressione ed emblema.
Nel suo “viaggio di lavoro” fondamentali sono stati gli insegnamenti mistici dell’Islam e di un maestro sufi; dei testi tantrici con i loro simbolismi magici e di tutto un mondo di emblemi e di icone che hanno da sempre costellato il cammino dei grandi ricercatori.
E così i gioielli di Rita Valente sono nati per la vita; per se stessa ha realizzato il primo, una chiave per aprire le porte del mondo dell’irrazionale in cui tutto si fa e tutto diviene, un esagramma del I King, il Libro dei Mutamenti. Nel secondo gioiello era inciso il cielo astrale d’una bambina: corredo interiore e realizzazione di vita a venire. Da qui lo sgranarsi di segni, simboli, emblemi per le occasioni della vita e venuti dalle occasioni della vita, dalle conoscenze, dagli incontri. Ogni gioiello di Rita Valente è dunque un simbolo, uno specchio, una luce; è lo strumento di realizzazione interiore – per chi lo sa leggere – ed è l’ausilio necessario per questa realizzazione.
Per questo sono gioielli che non si scelgono, ma che si “fanno scegliere”: gioielli per la persona, che accompagnano la persona, che qualificano la persona.
Gabriele Mandel – Milano, Aprile 1993


È probabile, come sosteneva Gillo Dorfles, che la persistente presenza del Simbolo nel corso della storia dell’uomo risponda a un’innata necessità da parte della mente di comunicare in un modo differente, più completo e soddisfacente di quanto possa fare la ragione.
Il Simbolo è allora l’oggetto e il veicolo dell’intuizione, il tentativo di comprendere immediatamente il senso autentico delle cose al di là della logica delle apparenze. Questo senso autentico viene assegnato dalla Religione al Soprannaturale, all’ Entità divina, all’ Incommensurabile. L’arte simbolica è nata con la Religione per rappresentare l’irrappresentabile, per dare corpo allo Spirito assoluto, per far calare la Divinità dai cieli e farla convivere con gli uomini. Bellezza della verità, astratta e intoccabile, l’arte è Dio che si manifesta come Bellezza tangibile, come Forma ineguagliabile.
Perché l’Arte è una facoltà divina; consente all’ essere umano di riprodurre l’ Atto Creativo, prerogativa prima della Divinità, con il quale si dà forma all’ informe, vita all’inesistente.
Cassirer leggerebbe i gioielli di Rita Valente, ispirati dalle illuminate riflessioni del maestro Gabriel Mandel, come “forme simboliche” per eccellenza, perfette corrispondenze tra un profondo contenuto spirituale e il segno concreto che in esso totalmente si identifica.
Sono dosi di Verità assoluta, porzioni di Bellezza suprema che invitano alla contemplazione, rivolgendosi alla coscienza più intima di tutti noi.
Vittorio Sgarbi – Milano, Aprile 1993


Jung ci ha insegnato a scoprire il nostro “inconscio collettivo”. Cosa si nasconde nei recessi comuni della razza umana? Segni, simboli, miti. L’importante è farli uscire allo scoperto: e saperli leggere. Quando ho visto per la prima volta i gioielli di Rita Valente mi sono reso conto, quasi con raccapriccio, di non essere in possesso della chiave di lettura. Ero come un minorato. La mia lunga esperienza dell’arte occidentale, suffragata dagli studi classici, non mi bastava. Una iniziazione, magari elementare, mi ha aperto, o almeno dischiuso, gli occhi. E ho potuto, lentamente, apprezzare non soltanto il quoziente estetico di quei gioielli, ma anche la loro voce misteriosa: il senso di una trascendenza simbolica, la via che mi poteva portare non soltanto alla Bellezza, ma anche alla Verità. Oggi la nostra cultura occidentale si rende conto delle sue antiche colpe: di aver cioé combattuto e mortificato, in nome di un ordine sociale e concettuale precostituito, tutte le voci che venivano dall’Oriente: i segni, appunto, di un mistero disvelato dall’Induismo o dal Buddhismo, dall’Islam o dallo Zen. Eppure la patria è là, verso il sorgere del Sole. E da lì ha attinto Rita Valente, accostandosi con gli anni, sempre più, al pensiero orientale e assorbendone la sua straordinaria ricchezza. I suoi gioielli vanno visti e capiti (e magari travisati) attraverso l’intricata simbologia orientale: si tratti degli esagrammi del I King o della Kaballah ebraica, del Yin e Yang o dei misteri dello Shri Yantra. Una luce strana, affascinante, proviene da quei segni. Debbo dire che io, da veneziano attratto dalle astrazioni bizantine, ho sentito subito la seduzione di quei gioielli. Ma mi sono fermato all’apparenza: l’abbaglio irreale dell’oro (l’oro stesso dei mosaici marciani) e il giuoco misterioso degli intrecci di linee. Poco, troppo poco. Poi mi sono reso conto che la lettura andava integrata da tutto un rituale iniziatico cui pur sempre dovevo accedere. Ho faticato, ho avuto forte disagio. Mi si sono dischiuse schegge di sapienza e, insieme, di bellezza. Son partito dal più familiare labirinto di Cnosso o dalla simbologia solare, per addentrarmi, lentamente, nei misteri del Mandala o del Tantra. Ho scoperto, sia pure da lontano, approdi meravigliosi. Mi è parso, in un certo senso, di aver disvelato qualcosa che c’era dentro di me e di cui non avevo nozione. Un nuovo atteggiamento spirituale si univa all’ammirazione, cioé al godimento estetico. Ho capito quanta forza ideale Rita Valente inserisca nei suoi gioielli; e con quanta perizia ella si sforzi di rappresentare l’Ineffabile, la sua ricerca di assoluto mistico. Sono rimasto persino attonito. La perfezione dei gioielli mi é parsa qualcosa di mistico: un talismano che mi faceva uscire dalla nevrosi caotica dell’esistenza quotidiana. Non lontano aleggiava la presenza dello Spirito assoluto. Una scossa, un brivido.
Paolo Rizzi – Venezia, Giugno 1994