Un regalo speciale
La mia amica Marinella

By admin In Traduttore di emozioni

Ricordo un altro regalo creato per un uomo lontano dal suo paese d’origine, perché trasferitosi da tempo negli States, il cui desiderio era quello di risentire il profumo dell’Italia, come regalo di Natale. Pensai a una cravatta di “Marinella”, la firma napoletana con lo stile inglese, un piccolo angolo di Inghilterra a Napoli, un marchio d’eccellenza italiana che si è imposto nel mondo con la sua produzione di cravatte dalla curatissima fattura artigianale e la scrupolosa attenzione alla qualità delle materie prime. Avevo trovato il regalo perfetto. Con la loro impronta “napoletana verace” e allo stesso tempo “very british” riflettevano la personalità del destinatario del regalo, americano di nascita e italiano d’adozione. La accostai a dei gemelli e al libro che racconta la storia fotografica di questo prestigioso marchio, senza dimenticare di aggiungere dei cioccolatini incartati coi colori della bandiera italiana. Tutto era confezionato in una scatola rossa creata su misura accompagnata da un biglietto d’auguri in carta d’Amalfi.

foto_cravatta

Lavorare a questo regalo mi fece pensare a una storia fantastica che scrissi in quello stesso periodo.

Un regalo speciale – La mia amica Marinella

Un pensiero fulmineo trafisse tutti gli stadi della coscienza e mi svegliò di soprassalto.
– Oggi è il compleanno di Jo!!! –
Una luna napoletana rischiarava la stanza e ammiccava dalla finestra aperta dell’hotel in cui stavo trascorrendo l’ultima notte del mio viaggio.
La sua luce illuminava il biglietto aereo appoggiato sul comodino che mi prometteva, per quella sera, l’estasi di un ritorno a casa fra le braccia del mio uomo.
Questa volta il lavoro aveva assorbito tutto il mio essere e avevo dimenticato di comprargli un dono.
Ho sempre amato fare regali pensati ma la mia attività di giornalista, che tanto amavo, mi aveva giocato un brutto scherzo e ora, non avevo più tanto tempo per trasformare un pensiero in un’emozione.
Aspettai il giorno, visualizzando le varie possibilità di soluzione del problema ma, all’alba, la stanchezza accumulata e il sonno ebbero la meglio e mi riaddormentai.
Quando mi svegliai, il sole era già alto.
– Ora sei davvero in un bel guaio! – mi apostrofai ad alta voce e, senza pensare al come e al cosa, mi infilai una tuta in tutta fretta, legai i capelli, inforcai gli occhiali da sole e uscii con un solo intento: trovare il regalo che quella sera avrebbe reso felice il mio Jo.
Il vento mi portò sullo splendido lungomare di Riviera di Chiaia, dove mi imbattei in una vetrina che invitava a entrare in “un piccolo scrigno prezioso in cui si possono trovare autentici tesori di raffinatezza e di gusto. Un piccolo angolo di Inghilterra a Napoli”.
Alzai lo sguardo e lessi l’insegna: E. Marinella.
Riconobbi un marchio d’eccellenza italiana che si era imposto nel mondo con la sua produzione di cravatte dalla curatissima fattura artigianale e la scrupolosa attenzione alla qualità delle materie prime.
Avevo trovato il regalo perfetto. Con la loro impronta “napoletana verace” e allo stesso tempo “very british” riflettevano la personalità del mio fidanzato, londinese di nascita e italiano d’adozione.
E poi, quella che scelsi era così bella!
Avrebbe portato una nota di colore e di allegria alle camicie, tutte rigorosamente bianche, che Jo amava indossare.
Uscii dal negozio felice del mio acquisto e della squisita accoglienza che mi era stata riservata. La sfogliatella e il caffè, che mi erano stati così gentilmente offerti, mi avevano ricordato che, quella mattina, solo l’ansia e la fretta avevano avuto accesso al mio stomaco.
In aereo chiusi gli occhi e immaginai il nostro incontro. Avevamo appuntamento a casa sua e sapevo che Jo, cuoco sopraffino, avrebbe preparato i miei piatti preferiti, e avrebbe creato per la nostra cena un’atmosfera molto intima. Decisi quindi di renderla sensuale, sacrificando la magnifica confezione in cui era custodita la cravatta.
Schiacciai il campanello del citofono che erano le dieci in punto, una spruzzata di pioggia primaverile aveva rifrescato l’aria e con un brivido mi strinsi nel trench. Avevo avuto il tempo di una doccia, di raccogliere i capelli dietro la nuca con uno spillone di legno e brillanti swarovski, di illuminare le labbra con un velo di gloss, di avvolgermi in una nuvola di Narciso Rodriguez, che usavo da così tanti anni da essere diventato il profumo della mia pelle, e di infilarmi in un taxi.
La sua voce mi raggiunse. Era così calda che nemmeno l’altoparlante del citofono riusciva a distorcerla:
– Sei tu Aurora? –
Il candore del suo sorriso mi accolse all’uscita dell’ascensore.
– Bentornata! – e mi avvolse in un sincero abbraccio.
Ero rimasta in debito d’ossigeno dal giorno della mia partenza e mi resi conto che solo allora ricominciavo a respirare.
Alzai il viso per guardarlo negli occhi, nonostante i dodici centimetri delle mie “Jimmy Choo”.
– Buon compleanno, Jo – gli dissi mentre l’oro delle pagliuzze illuminava il verde del suo sguardo e il rosso dei suoi lunghi riccioli, ancora umidi di doccia e profumati di shampoo, mi accendeva i sensi.
La sua bocca carnosa cercò la mia e la sua lingua riaffermò il suo potere su di me.
Entrammo in casa senza staccarci e quando riaprii gli occhi, la luce di cento candele illuminava il tavolo di cristallo finemente apparecchiato per due, dove facevano bella mostra di sé un seau a glace, nel quale riconobbi una bottiglia di Dom Perignon e due piatti d’argento: sul primo un’indefinita quantità di ostriche di Cancale adagiate su un letto di ghiaccio e sul secondo regnava un’aragosta alla catalana, i cui colori così accesi avrebbero indotto Van Gogh a prendere in mano pennelli e tavolozza.
– Ti ho portato un regalo. É un’amica! – gli dissi all’orecchio e, con movimenti lentissimi ma senza distogliere lo sguardo dal suo, mi slacciai il trench annodato in vita e lo feci scivolare sul pavimento, accanto al camino acceso. Ero completamente nuda con la sola cravatta annodata al collo.
– Si chiama Marinella e stasera giocherà con noi! –
Gli occhi di Jo si accesero di una luce perversa che anticipò i suoi pensieri. Avvolse la cravatta in una mano e mi tirò a sé, ma non gli diedi tempo di fare altro perché la sfilai dalla testa e, accompagnando le sue mani dietro la schiena, gli strinsi il nodo sui polsi, legandoli. Un sorriso complice m’invitò ad andare avanti.
– Siediti! – gli ordinai con un sussurro, indicandogli un posto sul tappeto di fianco al fuoco.
Dalle casse dello stereo proveniva una musica dolce. Portai sul tappeto il piatto di ostriche e due flûte di champagne gelato. Mi accovacciai di fronte a lui e, lentamente, cominciai a sbottonargli la camicia guardandolo fisso negli occhi. Poi, tirai il cordoncino a coulisse che stringeva in vita i morbidi pantaloni di lino e seta e gli liberai l’addome. Sentivo e bevevo la sua eccitazione che cresceva a ogni mio movimento.
Alzai un bicchiere e brindai:
– Buon compleanno, amore mio, spero che Marinella ti piaccia! –
Abbassò le palpebre in cenno di assenso e soggiunse:
– Vi adoro entrambe –
Assaggiai lo champagne e poi gli portai il bicchiere alla bocca, costringendolo a bere tutto il “nettare” rimasto. Alcuni rivoli scesero dalle sue labbra. Appoggiai ai lati del mento la punta della mia lingua per fermarne il corso. Presi un’ostrica dal piatto e succhiai il frutto. Ne offrii una al suo gusto e, nuovamente, lo tersi con la lingua. Poi chiusi gli occhi e lo baciai, perdendomi in quel sapore salmastro di oceano. Sentii che era pronto ed io non avrei potuto resistere un attimo ancora. Lo volevo dentro di me. Mi misi cavalcioni sopra di lui e mi offrii al suo possesso. Avemmo entrambi un orgasmo immediato.
Un istante dopo, Jo si liberò i polsi e mi avvolse Marinella intorno alla testa, bendandomi gli occhi.
Era arrivato il suo turno di dirigere il gioco.
Grazie Marinella, complice e amica mia, che grande dono d’amore sai essere!

Quale uomo non vorrebbe provare l’emozione di un siffatto regalo?…